17 maggio 2000
Venezia. «I gradini di marmo di una chiesa si immergevano nelle acque; rannicchiato su di essi un mendicante, asseverando la propria miseria, tendeva il cappello e mostrava il bianco degli occhi come se fossi cieco; con gesti servili un antiquario, davanti alla sua spelonca, invitava il passante a fermarsi nella speranza di abbindolarlo
Venezia. «I gradini di marmo di una chiesa si immergevano nelle acque; rannicchiato su di essi un mendicante, asseverando la propria miseria, tendeva il cappello e mostrava il bianco degli occhi come se fossi cieco; con gesti servili un antiquario, davanti alla sua spelonca, invitava il passante a fermarsi nella speranza di abbindolarlo. Questa era Venezia, la bellezza lusingatrice ed equivoca, la città metà fiaba, metà trappola per forestieri, fra i cui miasmi l’arte fiorì un tempo in voluttuoso rigoglio, e che ispirò ai musicisti note cullanti e carezzevolmente languorose» (Notizie tratte da «Morte a Venezia», Thomas Mann, Einaudi).