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 2000  maggio 18 Giovedì calendario

”Iloveyou”. I detective della Cia e dell’Fbi hanno scoperto l’origine del virus Iloveyou alle 15 di giovedì 4 maggio, dai computer del National infrastructure protection center di Washington

”Iloveyou”. I detective della Cia e dell’Fbi hanno scoperto l’origine del virus Iloveyou alle 15 di giovedì 4 maggio, dai computer del National infrastructure protection center di Washington. Gli autori del virus avevano lasciato diverse tracce: l’alias di un programma chiamato Spyder, il suo indirizzo di posta elettronica (ispyder@mail.com), il nome di un programma creato dagli stessi autori del virus (Barok 2.0) e quello della softwarehouse a cui appartenevano, Grammersoft, infine una frase (’Odio andare a scuola”) ed un numero di telefono, quello da cui il primo messaggio è partito verso Sky Internet, il provider filippino che l’ha ritrasmesso al mondo. Per fare il giro del pianeta Iloveyou ha impiegato due ore, provocando danni per circa 20 mila miliardi di lire. Ad Amburgo il quotidiano ”Abendblatt” ha perso 2 mila foto digitali, in Belgio i bancomat hanno smesso di funzionare, nel 70 per cento delle aziende europee si sono bloccati i computer. La Ford, la Siemens, la Silicon Graphics e la Microsoft sono rimaste senza e-mail. Contagiati anche il Parlamento inglese, il Congresso e il ministero della Difesa americani, il Pentagono e la Cia. ”Iloveyou” è composto da un virus e da un verme, cioè un programma che si riproduce e si spedisce attraverso la posta elettronica (preferibilmente Outlook Express, della Microsoft). Ad ogni spedizione il virus muta, creando nuove versioni di sé stesso: di ”Iloveyou” ne sono circolate circa 13. Una volta lanciato (basta cliccare e aprire il documento allegato all’e-mail), il virus si installa sul disco rigido del computer infettando il sistema operativo e le impostazioni di Windows (sui Macintosh non funziona). Oltre a cancellare file, sostituendoli con copie di sé stesso, appena trova Outlook express si spedisce a tutti gli indirizzi presenti nell’agenda.