Stefano Malatesta, "Il Cane che andava per mare (e altri eccentrici siciliani)", Neri Pozza, 18 maggio 2000
Chiamate. Antonio Presti cominciò a sentire le voci quando morì suo padre: gli ordinavano di far costruire in sua memoria una croce da piantare nel letto del torrente Tusa
Chiamate. Antonio Presti cominciò a sentire le voci quando morì suo padre: gli ordinavano di far costruire in sua memoria una croce da piantare nel letto del torrente Tusa. La scultura, collocata su terreno demaniale senza autorizzazione, fu la prima. Seguendo le chiamate, Antonio disseminò la valle della Tusa di opere d’arte colossali, sempre abusive:una finestra in cemento armato di venti metri, dipinta in azzurro con nuvolette bianche e piazzata sulla spiaggia, a pochi metri dal mare; un labirinto lungo un chilometro con porta d’ingresso a forma di vagina (due parentesi color rosso mattone, alte quattro metri) in cima a una collina; un’onda sempre in cemento larga venti metri e alta quattro, interamente dipinta di blu, davanti al cimitero di Motta d’Affermo; una gigantesca frana artificiale incombente su una strada provinciale; una stazione dei carabinieri rivestita di mattonelle colorate. Pagava gli artisti di tasca propria.