Stefano Malatesta, "Il Cane che andava per mare (e altri eccentrici siciliani)", Neri Pozza, 18 maggio 2000
Teste. Nel suo podere di Sciacca, Filippo Bentivegna, chiamato dai paesani ”Filippu di li Testi”, ha scolpito tremila teste nella pietra arenaria, intagliato alberi in forme antropomorfe, di casa, di fortini con torri, di grattacieli, pesci e uccelli
Teste. Nel suo podere di Sciacca, Filippo Bentivegna, chiamato dai paesani ”Filippu di li Testi”, ha scolpito tremila teste nella pietra arenaria, intagliato alberi in forme antropomorfe, di casa, di fortini con torri, di grattacieli, pesci e uccelli. Quando non scolpiva, faceva il rabdomante, senza farsi pagare. Diceva che i soldi non erano un problema. Bastava stamparli. Molto curato nel vestire, e attento alla propria immagine, costringeva i fotografi a ritrarlo con le inquadrature che voleva lui. Altrimenti, niente foto. Nel podere, aveva scavato cunicoli e gallerie ovunque, perché voleva sprofondare nella terra: «E’ lì che si pompa il seme dell’uomo».