La Repubblica 09/06/2000, 9 giugno 2000
«Ma la geometria ce l’aveva nel sangue. Non era un narratore nato, un Tusitala, uno Sheerazade, tutt’altro
«Ma la geometria ce l’aveva nel sangue. Non era un narratore nato, un Tusitala, uno Sheerazade, tutt’altro. Lavorava come un sarto, col gessetto. Tracciava i segni e aveva già in testa come far uscire la giacca. Lo aiutava il tennis. Era, come si vede dai Finzi-Contini, un ottimo eccellente giocatore. Grande scelta di tempo, e sempre incontro alla palla: cercava angoli e la spediva a pulire le righe. Un giorno, in crocicchio di villeggianti, un bello spirito sorrise nel vederlo con la racchetta e i pantaloncini. Lo guardò palleggiare e sentenziò: ”Ah!, se giocasse a tennis come scrive!”. Lo vide poi scendere a rete due, tre volte, e si corresse: ”Ah se scrivesse come gioca a tennis!”» (Cesare Garboli).