Giulia Borghese, ìCorriere della Seraî 28/7/2000, 28 luglio 2000
Beethoven. L’«amata immortale" di Beethoven», colei che il compositore chiamava «mio angelo, mio tutto» e di cui era disperatamente innamorato, non sarebbe stata né Giuseppina di Brunswick, come si è sempre pensato, né Antonia Brentano, data per certa nella biografia scritta alla fine degli anni ’70 da Maynard Solomon
Beethoven. L’«amata immortale" di Beethoven», colei che il compositore chiamava «mio angelo, mio tutto» e di cui era disperatamente innamorato, non sarebbe stata né Giuseppina di Brunswick, come si è sempre pensato, né Antonia Brentano, data per certa nella biografia scritta alla fine degli anni ’70 da Maynard Solomon. Lo sostengono, in un saggio di imminente pubblicazione, studiosi cecoslovacchi e americani dell’Università di San Josè in California che, per paura di esser bruciati nella loro scoperta da altri ricercatori, non vogliono rivelare il nome della signora. Per ora si limitano a dire che non aveva figli: la notizia è importante perché si è sempre pensato che l’amante segreta di Beethoven gli avesse dato un figlio mai riconosciuto. Le lettere che il compositore le indirizzava nel 1812, e che furono scoperte solo dopo la sua morte, erano tutte firmate: «Sempre tuo, sempre mio, sempre nostro». Beethoven usò questa formula solo per lei.