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 2000  dicembre 10 Domenica calendario

Secondo la rivista ”Time Out”, la lettura degli "obituaries" (necrologi) è, per un newyorchese, l’unica evasione narrativa della giornata

Secondo la rivista ”Time Out”, la lettura degli "obituaries" (necrologi) è, per un newyorchese, l’unica evasione narrativa della giornata. Nella pagina dei necrologi del "New York Times" ci sono morti famosi e gente qualsiasi, ad esempio il tale che ha inventato il codice a barre e la signora che si era autonominata «direttrice-della coda-dei biglietti-dell’ultimo minuto» al Metropolitan. I necrologi sono "short story" in forma di ritratto o di biografia, lunghe qualche riga o persino una pagina intera. I protagonisti sono uomini e donne un po’ particolari che, in qualche modo, rappresentano la città. Per esempio l’avvocato Leo Killion, diventato celebre, nel ’41, per una filastrocca non-sense cantata nel film «Da qui all’eternità». George Sandell, violinista, che nel ’47 inventò la spugnetta per lavare i piatti con il manico di plastica. Sussmann, detto Cecil Volk, ristoratore, che fino a pochi mesi prima della morte andava in giro in moto, tutto vestito di pelle. Il suo talento era lo "schmoozing", parola jiddisch che vuol dire «saper parlare con chiunque, di qualsiasi cosa, in ogni situazione». Anthony Corallo, boss della famiglia Lucchese, descritto nel necrologio come «un padrino all’antica, che a un doppiopetto preferiva un cardigan grigio». I parenti e gli amici, rimasti anonimi, fanno sapere che amava la pasta, l’opera e il giardinaggio. Dei necrologi del "New York Times" sono state pubblicate antologie, l’ultima «The Last Word», nel 1997.