Stefano Cingolani, Corriere della Sera, 02/08/1996, 2 agosto 1996
In America «i consumi sono al punto più alto degli ultimi sei anni, la disoccupazione al più basso dal 1972, il deficit del bilancio pubblico in discesa continua, l’inflazione al minimo dal 1968, l’indice Styandard & Poor che comprende i 500 titoli guida balla oltre quota 600 (due anni fa era solo a 400), il prodotto nazionale lordo è cresciuto a un tasso medio del 2,3 per cento e nel secondo trimestre dell’anno è balzato addirittura al 4,2»
In America «i consumi sono al punto più alto degli ultimi sei anni, la disoccupazione al più basso dal 1972, il deficit del bilancio pubblico in discesa continua, l’inflazione al minimo dal 1968, l’indice Styandard & Poor che comprende i 500 titoli guida balla oltre quota 600 (due anni fa era solo a 400), il prodotto nazionale lordo è cresciuto a un tasso medio del 2,3 per cento e nel secondo trimestre dell’anno è balzato addirittura al 4,2». Ciononostante, al minimo segnale di pericolo, Wall Street va giù, segno che l’americano medio (il quarantenne con un paio di figli e una montagna di debiti per pagare il mutuo della casetta in periferia, la rata dell’auto, il premio per l’assicurazione, la carta di credito, la scuola, l’ospedale, le tasse) è nervoso. Il benessere da cui è circondato non è poi così credibile, basta un nulla e ti ritrovi licenziato, bisogna continuamente aggiornarsi e studiare, nessun posto è garantito per sempre e chi può sapere che, alla prossima ristrutturazione, non spetti proprio a lui finire in mezzo alla strada?