Francesco Merlo, Corriere della Sera, 01/07/1996, 1 luglio 1996
Forse per capire come la mole di quest’uomo grava ancora sulla sinistra italiana bisognerebbe smetterla di vivisezionarlo e spezzettarlo in annate con lo scopo di salvare, salvandolo, il craxismo che c’è in ciascuno
Forse per capire come la mole di quest’uomo grava ancora sulla sinistra italiana bisognerebbe smetterla di vivisezionarlo e spezzettarlo in annate con lo scopo di salvare, salvandolo, il craxismo che c’è in ciascuno. Il ministro Franco Bassanini e l’appassionato moralizzatore Elio Veltri, loquacissimo portavoce spirituale di Antonio Di Pietro, lasciarono – certamente disgustati – il partito socialista nel 1983. Naturalmente per loro è dopo, soltanto dopo, che, manco a dirlo, Craxi si trasformò in Alì Babà. Eccoli infatti pronti a spiegarti che è il Craxi degli anni Ottanta, e soprattutto quello molliccio del Caf, che va buttato, crocefisso, condannato nella polvere. Mentre invece va innalzato sull’altare il Craxi dry, giovane e inquieto che nel 1976, esattamente vent’anni fa, divenne segretario e salvò l’anima del socialismo italiano concedendogli di sopravvivere. Quel Psi, ci raccontano, assisteva la Storia nei suoi parti, preparava l’Uomo Riformista e il suo Regno, poi ci fu un periodo confuso, incerto, e infine, con l’uscita di Veltri e di Bassanini, prevalsero i Larini e i quaranta ladroni.