Franco Giustolisi, líEspresso, 01/08/1996, 1 agosto 1996
Cella di Riina all’Asinara: letto, vano con il water, lavandino e doccia, fornello elettrico, piccolo frigorifero dotato di lucchetto, valigetta provvista di serratura
Cella di Riina all’Asinara: letto, vano con il water, lavandino e doccia, fornello elettrico, piccolo frigorifero dotato di lucchetto, valigetta provvista di serratura. Pareti adesso spoglie perchè è in giro per processi, in genere addobbate con immaginette sacre. Legge la vita di san Francesco, quella di santa Chiara, le biografie di Pio XII e di Giovanni XXIII. Si deve cucinare da solo. Gli vanno a fare la spesa a Stintino o a Porto Torres il direttore del carcere o il comandante delle guardie o altro agente di assoluta fiducia. Cibi preferiti: spaghetti, sugo di pomodoro, filetti di sgombro. Isolato dagli altri, in un reparto che si trova al punto opposto rispetto alla sezione di massima sicurezza di Fornelli, sorvegliato da una trentina di agenti (dieci per ogni turno di otto ore). Solo anche nelle due ore d’aria. Passa il tempo a leggere e rileggere le lettere della moglie che contengono notizie relative ai quattro figli. Gli scrive molta gente qualunque. Vogliono sapere che cos’è la mafia, lo invitano a pentirsi, ecc. [15]