Massimo Fini, Il Giorno, 28/06/1996, 28 giugno 1996
Inoltre avevamo un vantaggio formidabile: potevamo plasmare i nostri lettori. Intendo dire che in quel periodo si avvicinavano all’’Indipendente” lettori disgustati dagli altri giornali, sbandati, che avevano perso i loro vecchi punti di riferimento
Inoltre avevamo un vantaggio formidabile: potevamo plasmare i nostri lettori. Intendo dire che in quel periodo si avvicinavano all’’Indipendente” lettori disgustati dagli altri giornali, sbandati, che avevano perso i loro vecchi punti di riferimento. Noi dell’’Indipendente” quindi, a differenza degli altri giornali che sono legati ai gusti, alle abitudini, alle idiosincrasie di un pubblico consolidato, avevamo grande libertà di manovra e potevamo mettere in circolo e far circuitare fra loro le idee più disparate, allargando così la cerchia dei nostri lettori. L’abilità di Feltri era di dare a tutto questo bailamme una coesione interna, per cui ”L’Indipendente” trattava gli argomenti dalle più diverse angolazioni ma aveva una fisionomia inconfondibile: quella del suo direttore. Era nato il ”feltrismo”. A ciò si aggiunga una redazione, formata per lo più da giovani, a volte da ragazzi, vogliosa di rivincita, motivata, che lavorava ventre a terra.