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 1996  giugno 28 Venerdì calendario

Le cose stavano a questo bel punto quando un giorno dell’agosto del ’93 Feltri mi invitò a cena e mi chiese se l’avrei seguito al ”Giornale” di Silvio Berlusconi

Le cose stavano a questo bel punto quando un giorno dell’agosto del ’93 Feltri mi invitò a cena e mi chiese se l’avrei seguito al ”Giornale” di Silvio Berlusconi. Risposi che con lui sarei andato anche all’inferno (allora il Cavaliere non era ancora ”sceso in campo”, non faceva politica) ma aggiunsi che mi pareva una sciocchezza e gli elencai tutti i perché. Oltretutto, dissi, mi sembrava da parte sua un difetto di ambizione: una cosa era portare al grande successo un nuovo quotidiano, fatto che lo avrebbe messo al livello degli Scalfari e dei Montanelli, altra era andare a dirigere un giornale già collaudato. Feltri replicò che Zanussi era un incompetente, che non lo lasciava lavorare, che era invidioso di lui. Ribattei che Zanussi era quello che era ma ci lasciava completamente liberi, padroni assoluti del giornale, che questo era uno dei motivi del nostro successo perché il lettore lo sentiva. «La nostra libertà – dissi – è un fattore del prodotto». La cena finì alle due di notte al grido feltriano: «In culo al Berlusca! Restiamo all’Indi!». Queste cene si ripeterono con lo stesso andamento e con lo stesso finale.