Massimo Fini, Il Giorno, 28/06/1996, 28 giugno 1996
Nell’estate ”L’Indipendente” aveva già perso più della metà delle copie. Zanussi cacciò la Bianco e chiamò Funari
Nell’estate ”L’Indipendente” aveva già perso più della metà delle copie. Zanussi cacciò la Bianco e chiamò Funari. L’ingresso di Gianfranco Funari all’Indi fu memorabile. Arrivò con un panama bianco, occhiali scuri e regolamentare bastone da passeggio, seguito da un codazzo di ”clientes”. Nella prima riunione sentì il dovere di informare la redazione: «Aò, io so’ ricco, so’ ricchissimo e c’ho già la Bentley». Nonostante queste premesse Funari, a differenza della Bianco, un’idea ce l’aveva: catturare il ”non lettore” facendo un quotidiano ”visivo”. Solo che per un’impresa del genere, se mai aveva un senso, ci sarebbero voluti anni e mezzi enormi, mentre noi eravamo già alla canna del gas. Prima che il sole d’agosto declinasse Funari, che dirigeva il giornale un po’ da Roma e un po’ da Loano, si era già involato, insalutato ospite perché, come si seppe poi, non aveva mai firmato un contratto. ”L’Indipendente” restò a Luigi Bacialli, che Funari s’era preso come vice, ma sopravvisse solo fino a metà novembre.