Massimo Fini, Il Giorno, 28/06/1996, 28 giugno 1996
Il pomeriggio seguente telefonò Umberto Bossi che avevo incontrato una volta, alle origini dell’avventura leghista, per un’intervista per l’’Europeo” e un’altra, per caso, sulle scale mobili dell’aeroporto di Fiumicino («Tel chi il Bossi»)
Il pomeriggio seguente telefonò Umberto Bossi che avevo incontrato una volta, alle origini dell’avventura leghista, per un’intervista per l’’Europeo” e un’altra, per caso, sulle scale mobili dell’aeroporto di Fiumicino («Tel chi il Bossi»). Bossi che, come tutti i duri, è un timido (anche Craxi era di questa pasta) mi tenne al telefono una quarantina di minuti parlandomi della spada di Brenno, dei celti, della Padania, del popolo del Nord, di Annibale e delle guerre puniche. Io ascoltavo in silenzio. Alla fine si decise a venire al sodo: «Tu lo dirigeresti il giornale del Nord?». «Se ne può parlare. Vieni a casa mia». Bossi si materializzò un’ora dopo. Era solo. Portava un impermeabiluccio qualunque come il suo aspetto. «Devi accontentarti – dissi mettendogli davanti un bicchiere di vino – non è la villa del Berlusca». «Beh, meno quadri e più libri», ghignò.