Sandro Cappelletto, La Stampa, 16/05/1996, 16 maggio 1996
Rouget de Lisle non potrebbe protestare per violazione del diritto d’autore. La prassi del plagio, frequente nel rock, non trova riscontro in ambito ”colto”: una canzone dura pochi minuti e magari tutta l’idea è racchiusa in otto battute, piuttosto facili da clonare, facendo loro indossare un altro abitino, tessuto di altri strumenti e di un testo diverso
Rouget de Lisle non potrebbe protestare per violazione del diritto d’autore. La prassi del plagio, frequente nel rock, non trova riscontro in ambito ”colto”: una canzone dura pochi minuti e magari tutta l’idea è racchiusa in otto battute, piuttosto facili da clonare, facendo loro indossare un altro abitino, tessuto di altri strumenti e di un testo diverso. Una sinfonia si avvicina alla mezz’ora, gli strumentisti sono molte decine, le possibilità combinatorie si moltiplicano all’infinito. Il jazz, invece, rivendicando la propria origine folk, non solo ammette la citazione, ma la esibisce e fa della variazione e dell’improvvisazione su uno standard dato una prova di abilità e di specificità per l’artista.