Mario Pirani, La Repubblica, 02/12/1996, 2 dicembre 1996
Fatto sta che tutta la vita italiana è permeata di statalismo vincolista, di limitazioni alla libera iniziativa dell’individuo, di prevaricazioni dettate dal potere della Amministrazione o dagli interessi chiusi delle corporazioni
Fatto sta che tutta la vita italiana è permeata di statalismo vincolista, di limitazioni alla libera iniziativa dell’individuo, di prevaricazioni dettate dal potere della Amministrazione o dagli interessi chiusi delle corporazioni. Nei paesi, come quelli anglossassoni, dove predomina la cultura liberale e liberista, tutto è permesso, tranne ció che è proibito; da noi tutto è proibito, tranne ciò che è permesso. E questo riguarda ogni cosa: le licenze contingentate dei taxi e l’orario dei negozi, decretato dai Comuni, il numero chiuso delle farmacie e il monopolio degli edicolanti per la vendita dei giornali, l’alta cultura e la bassa cucina. Sì, anche la cucina. Proprio in questi giorni, il Comune di Roma ha emesso un ukase in cui proibisce a quei bar che a mezzodì servivano un piatto di spaghetti e una bistecca ai clienti, che li frequentano nella pausa pranzo, di perseverare in questa attività peccaminosa. D’ora in poi potranno solo servire precotti industriali, con beneficio delle aziende che li confezionano e delle trattorie che temevano la concorrenza. Cose di ordinaria corporazione.