Vittorio Zucconi, La Repubblica, 02/12/1996, 2 dicembre 1996
Il suo nome è Noel, Natale, e ha scelto di morire nel mese di Natale. Ma un po’ prima. «Morirò questa settimana - dice al telefono la sua voce quasi impercettibile, che strappa a una a una le parole ai muscoli del diaframma, del collo, della laringe che ormai hanno quasi smesso di funzionare e lo stanno soffocando dentro il suo corpo -non posso aspettare Natale»
Il suo nome è Noel, Natale, e ha scelto di morire nel mese di Natale. Ma un po’ prima. «Morirò questa settimana - dice al telefono la sua voce quasi impercettibile, che strappa a una a una le parole ai muscoli del diaframma, del collo, della laringe che ormai hanno quasi smesso di funzionare e lo stanno soffocando dentro il suo corpo -non posso aspettare Natale». E perché non può aspettare Natale? «Perché ho paura che il mio corpo non mi permetta più di fare le due cose che voglio fare ancora una volta prima di morire: mangiare e far l’amore». La voce al telefono si spegne in un gorgoglio osceno e al suo posto interviene una voce di donna che origliava da un altro apparecchio, probabilmente la stessa donna che dovrà provvedere a esaudire i suoi due ultimi desideri, «Noel non ce la fa più, ci scusi, buongiorno» riattacca. Il telefono muore nelle mie mani senza che trovi una risposta. Che cosa si risponde a un uomo che sta per morire dopo un’ultima giornata di ”grande bouffe” e di amore: buongiorno?