Vittorio Zucconi, La Repubblica, 02/12/1996, 2 dicembre 1996
Noel Earley aveva deciso di morire ieri, domenica, ma una crisi del suo male gli ha impedito di uscire dal palcoscenico del mondo come avrebbe voluto
Noel Earley aveva deciso di morire ieri, domenica, ma una crisi del suo male gli ha impedito di uscire dal palcoscenico del mondo come avrebbe voluto. Ora sta meglio, dunque sta per andarsene. Aveva invitato nella sua casa di Lincoln, un paese del piccolo stato americano del Rhode Island, amici e giornalisti venerdì scorso, prima della crisi, per raccontare i dettagli del suo addio e mostrare la scena delle sue ultime ore, la camera da letto dove vive ormai da più di un anno. «Sono un uomo fortunato», aveva detto echeggiando le parole proprio di Lou Gherig, del campione che aveva salutato i tifosi allo stadio degli ”Yankees” dicendo nel 1939 «sono qui di fronte a voi, come l’uomo più fortunato del mondo». «Chi muore - aveva faticosamente compitato Noel interrompendosi fra una parola e l’altra per una boccata di ossigeno - muore nel gelo di una stanza di ospedale, o nell’orrore di un mucchio di rottami di metallo che lo imprigionano e lo uccidono. Io morirò accanto alla donna che amo, dopo averla amata per un’ultima volta se ci riuscirò, dopo aver mangiato aragosta, gamberi, caviale e zuppa di pesce, se riuscirò a inghiottire, addormentandomi con una dose potente di sonniferi mescolati al veleno, senza sentire dolore.