Vittorio Zucconi, La Repubblica, 02/12/1996, 2 dicembre 1996
Ma Noel Earley non è soltanto un epicureo, un esibizionista, un disgraziato che cerca di dare qualche slancio drammatico, qualche senso, alla crudeltà della sua morte prematura
Ma Noel Earley non è soltanto un epicureo, un esibizionista, un disgraziato che cerca di dare qualche slancio drammatico, qualche senso, alla crudeltà della sua morte prematura. un uomo meticoloso, un pignolo, che ha ordinato il menù della sua cena fino al dessert (gelato di pistacchio), che ha disposto con precisione le sue cose nella stanza dove morirà, qui deve stare il trespolo con le bottiglie delle fleboclisi, là il tavolo portatile con i piatti preparati dalla donna che vive con lui; sulla cassettiera, illuminati dalla luce grigia degli inverni dell’Atlantico, le foto incorniciate della sua vita, l’infanzia, la scuola, le foto di gruppo con i compagni della squadra di basket liceale, le istantanee con l’elmetto di traverso e la cicca in bocca dal fronte vietnamita, il matrimonio, i parenti scomparsi. «Dicono che nel momento di morire si rivede il film di tutta la propria vita. Nel dubbio io mi sono messo davanti i miei souvenir, per essere sicuro».