Filippo Ceccarelli, La Stampa, 05/12/1996, 5 dicembre 1996
Ecco dunque spiegata - almeno per i lettori più memori e fedeli - quell’insistente e del tutto piacevole sensazione di déjà-vu che si prolunga fino a pagina 250 circa
Ecco dunque spiegata - almeno per i lettori più memori e fedeli - quell’insistente e del tutto piacevole sensazione di déjà-vu che si prolunga fino a pagina 250 circa. Naturalmente si tratta di un lavoretto fatto per benino, di un editing a colpi di forbici, colla, paragrafi, capitoletti, integrazioni tipo «Traggo anche qui dal mio diario» e aggiustamenti minimi: «era stato» al posto di «sarebbe stato»; gli «accessi facilitati» che diventano «apposite pedane» (per Segni malato). Ma nel complesso il riciclaggio è evidente, così evidente che perfino gli errori di allora - il sindacalista Cisnal Bruno Labate scambiato con l’operaio comunista ucciso dalle Br Guido Rossa - sono finiti nel libro di oggi. Ora, a parte l’ineleganza della mole e delle 36 mila - ma c’è anche l’altra metà, per fortuna, della Prima Repubblica da leggere - è evidente che non si tratta di questione su cui invocare i comitati per la difesa dei consumatori. Seppur generosamente e senza farlo minimamente capire, dopo tutto Andreotti ha copiato se stesso.