Filippo Ceccarelli, La Stampa, 05/12/1996, 5 dicembre 1996
Ora che non ce l’ha più lui, il potere, con discutibile trovata commerciale Andreotti si ripete, persevera, mette in pratica un altro - più innocuo - adagio romanesco, una filosofia perfino ecologica: nun se butta gnente
Ora che non ce l’ha più lui, il potere, con discutibile trovata commerciale Andreotti si ripete, persevera, mette in pratica un altro - più innocuo - adagio romanesco, una filosofia perfino ecologica: nun se butta gnente. Niente, d’altra parte, ha mai buttato il presidente, anche dal punto di vista delle sue poderose capacità promozionali quanto a anticipazioni, presentazioni, celebrazioni. Pure come scrittore e sicuro autore di best-seller, in effetti, Andreotti è stato a lungo un fenomeno, non per caso nominato senatore a vita da Cossiga per motivi politici e letterari. Un mito nelle vendite e nei premi (un Bancarella, due Palme d’oro al salone di Bordighera, un Ravello, un riconoscimento a Forte dei Marmi); nei teatri sempre pieni (con tanto di letture da parte di attori come Bucci, Giuffré, Verdone); negli atterraggi in elicottero alla Versiliana; nelle lodi incessanti e addirittura imbarazzanti; nei diritti d’autore, infine, «piacevolissimi» come diceva lui, fra mille invidie.