Franco Venturini, Corriere della Sera 04/12/1996; Giuseppe Zaccaria, La Stampa 03/12/1996., 4 dicembre 1996
Due ricatti reciproci hanno consentito di tenere sotto controllo la situazione a Belgrado: primo, Milosevic non ha reagito alle manifestazioni per paura delle sanzioni occidentali (la conferenza di Londra sulla Bosnia ha fatto valere il principio della condizionalità, cioè gli aiuti di Europa e America sono subordinati al mantenimento della democrazia all’interno degli Stati della ex Jugoslavia); secondo, gli occidentali sono stati prudenti per non mettere in crisi gli accordi di pace di Dayton, rispolverando la vecchia strategia di puntare sugli autocrati locali per controllare le inquietudini dei Balcani
Due ricatti reciproci hanno consentito di tenere sotto controllo la situazione a Belgrado: primo, Milosevic non ha reagito alle manifestazioni per paura delle sanzioni occidentali (la conferenza di Londra sulla Bosnia ha fatto valere il principio della condizionalità, cioè gli aiuti di Europa e America sono subordinati al mantenimento della democrazia all’interno degli Stati della ex Jugoslavia); secondo, gli occidentali sono stati prudenti per non mettere in crisi gli accordi di pace di Dayton, rispolverando la vecchia strategia di puntare sugli autocrati locali per controllare le inquietudini dei Balcani. «Di Milosevic si aveva bisogno per tentare di imbrigliare i fratelli serbi di Bosnia, su di lui occorreva far leva per provare a fermare gli stragisti di Karadzic, e così chi non riusciva a parlare con Pale cominciò a fare anticamera pur di essere ricevuto nel quartier generale di Belgrado [...] Non solo: il processo di pace in Bosnia deve continuare, la missione Nato è stata prolungata, lo spauracchio di una ripresa delle ostilità rimane sospeso a mezz’aria mentre la ricostruzione e la riconciliazione civile tra le comunità etniche segnano il passo. Di Milosevic, in altre parole, si avrà ancora bisogno» (Franco Venturini). « forse la prima volta al mondo in cui una protesta anticomunista deve scontrarsi con l’opposizione filocomunista dell’Occidente» (Giuseppe Zaccaria).