Federico Bugno, LíEspresso, 21/11/1996., 21 novembre 1996
Ogni venti minuti, nel mondo, un essere umano muore o resta mutilato per colpa di una mina sotterrata
Ogni venti minuti, nel mondo, un essere umano muore o resta mutilato per colpa di una mina sotterrata. Spesso si tratta di contadini che lavorano nei campi o di bambini che giocano. Dal 1994, anno in cui sono cominciate le trattative internazionali per limitare l’uso di mine terrestri, 56mila persone, perlopiù civili, sono rimaste vittime di questi ordigni. Entro il 2001 potrebbero morire altre 120mila persone. Prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, nel 2007, le vittime potrebbero diventare più di 200mila. In tutto il pianeta ci sono 119 milioni di mine, sparse in almeno 71 Paesi. Per estirparle, con la tecnologia attuale, ci vorranno dai novecento ai mille anni (dati del Cicr, il Comitato internazionale della Croce Rossa). I finanziamenti promessi nel 1995 per lo sminamento planetario ammontavano a circa 100 milioni di dollari, mentre per rimuovere tutte le mine servirebbero 33 miliardi di dollari. Secondo Cornelio Sommaruga, presidente del Cicr, ancora adesso ci sono Stati che producono mine antiuomo, ad esempio la Russia e la Cina che sono anche membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Uno studio del Cicr, sottoscritto da 52 ufficiali di 19 Paesi del mondo industrializzato e del Terzo mondo, dimostra che l’uso delle mine antiuomo non è funzionale alla vittoria in un conflitto.