Massimo Fini, Sette, 28/11/1996., 28 novembre 1996
Sempre per restare nel campo della schizofrenia, nel tuo libro ci si imbatte in una frase che dice: rispetto le persone con delle passioni forti, «I’unisex politico non regge»
Sempre per restare nel campo della schizofrenia, nel tuo libro ci si imbatte in una frase che dice: rispetto le persone con delle passioni forti, «I’unisex politico non regge». Ma tu sei l’unisex per eccellenza, sei il campione del trasversalismo: dici di essere per l’Ulivo e stai a Mediaset, sei amico di D’Alema ma anche di Berlusconi, di D’Alema ma anche di Veltroni, ti piace pure Fini. Come uomo di sinistra, ammettilo, sei un po’ ameboide. «Mio padre era socialista e io ho sempre votato a sinistra. Sono amico di D’Alema, è vero. L’ho conosciuto frequentandolo per le interviste. E conosco Veltroni per una ragione banale, perché è figlio di Vittorio Veltroni che prese casa in affitto da mio nonno quando dal Friuli venne a Roma per fare radio. Io ho assistito al primo programma radiofonico della mia vita, ”Arcobaleno”, con i biglietti che mi aveva dato il padre di Veltroni. Non solo, la mia prima moglie era amica della mamma dei Veltroni. Quindi conosco i due fratelli da quando avevano l’uno dodici e l’altro sette anni. So che molti mi rimproverano di non aver litigato con Berlusconi, ma io non sono stato capace e non sarò mai capace di trattar male una persona che mi ha sempre consentito di fare il mio lavoro in assoluta autonomia. In quanto a Fini non ne condivido le idee ma credo che lui e D’Alema siano oggi i due soli veri leader che ha l’Italia». (l’intervistato dovrebbe essere - a naso - Maurizio Costanzo - gda)