Nico Garrone, La Repubblica, 27/11/1996., 27 novembre 1996
Quali? ”Un buon motivo potrebbe essere quello che un uomo senza fare imitazioni plateali, da travestito, deve rendere esplicito tutto quello che una donna, quando sbuccia una patata o apparecchia la tavola, si può permettere il lusso di non rendere così esplicito
Quali? ”Un buon motivo potrebbe essere quello che un uomo senza fare imitazioni plateali, da travestito, deve rendere esplicito tutto quello che una donna, quando sbuccia una patata o apparecchia la tavola, si può permettere il lusso di non rendere così esplicito. E questa forzatura, naturale per un uomo che recita la parte di una donna, può servire a suggerire tutta una serie di intenzioni nascoste, segrete di Medea [...] Bisogna premettere che Ronconi ha spostato la vicenda ai giorni nostri. Medea come una straniera, mettiamo un’albanese, abita un grosso caseggiato di periferia. In scena indossiamo abiti dopoguerra anni ’50, io una sottoveste nera un po’ neorealista, tolto l’abituccio a fiori del finale. Anche la recitazione, dunque, pur usando parola per parola il testo di Euripide, deve sembrare quasi un parlato quotidiano, deve essere un classico quotidiano dove c’è la naturalezza del cinema e sostenuta una grande tensione, altrimenti diventa robetta... Ci vuole molto lavoro, e la consapevolezza grammaticale di ogni sillaba e figura retorica della lingua italiana. Con Ronconi l’attore impara che il vero ipertesto sono gli Elementi di Grammatica Generale pubblicati da Utet...” (Franco Branciaroli).