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 1996  novembre 27 Mercoledì calendario

Parigi. «La vedi la cuccetta? Guardala bene, prendi le misure. Fatto? Bene, adesso guarda me. Vedi? Spalle larghe, uno e novanta e pure una bella panza

Parigi. «La vedi la cuccetta? Guardala bene, prendi le misure. Fatto? Bene, adesso guarda me. Vedi? Spalle larghe, uno e novanta e pure una bella panza. Secondo te come ci entro io lì dentro? Oddìo per entrarci ci entro, ma come una sardina in scatola. Piego le gambe, mi faccio piccolo e provo a dormire. Bene. Un mesetto fa venivo da Amburgo con un carico di alimenti per animali, farina di pesce cilena, quella roba lì. Il traffico era stato micidiale e avevo un mal di testa che mi pareva un martello pneumatico. E mi mancava sonno, perché io in quella cuccetta dormo per modo di dire. Allora ho deciso di fermarmi in un albergo vicino a Rouen, in Normandia. Un alberghetto, mica il Ritz. Ma con un letto intero e lo spazio per girarsi, vivaddio. Erano cinque giorni che non vedevo un letto vero. Centoventi franchi per notte, mica una fortuna. Ho messo la notte in conto, e che mi risponde il padrone? Che visto che il camion è dotato di cuccetta non ho diritto al rimborso dell’albergo. E che il mal di testa e la mancanza di sonno sono affari miei. Non ho la tessera di nessun sindacato in tasca ma quando ho visto che l’incazzatura prendeva mi ci son messo anch’io e non mi muovo più fino a che quelli non calano le braghe. Quanto guadagno? 7200 franchi al mese, cocco bello. Non uno di più, per nove-dieci ore di lavoro al giorno». Così racconta Alain, 38 anni, forzato della strada che bivacca da quasi una settimana alle porte di Parigi bloccando il mercato di Rungis. Due milioni al mese in nome del ”flusso teso”, quel ritmo produttivo ininterrotto che consente al padrone di risparmiare sulle spese di stoccaggio. Nove-dieci ore che non contemplano i tempi morti, le soste: tempo di non-lavoro, anche se moglie e figli lo aspettano mille chilometri più giù, dalle parti di Bordeaux. Che questa gente sgobbi, viva male e guadagni una miseria lo sanno tutti. Probabilmente è per questo che tre francesi su quattro appoggiano i camionisti. Anche perché stavolta sono camionisti contro padroni.