Gianni Marsilli, l’Unit 27/11/1996., 27 novembre 1996
Si può vedere l’evento con gli occhi di Alain, ed è difficile contestare le sue buone ragioni. Ma si può vederlo anche con gli occhi di quei camionisti spagnoli diretti in Germania o inglesi diretti in Italia, o viceversa
Si può vedere l’evento con gli occhi di Alain, ed è difficile contestare le sue buone ragioni. Ma si può vederlo anche con gli occhi di quei camionisti spagnoli diretti in Germania o inglesi diretti in Italia, o viceversa. A Rungis non ne abbiamo incontrati, ma le cronache sono abbondanti al loro riguardo. Gente molto preoccupata per la sosta forzata. Camionisti baschi bloccati da cinque giorni a tre chilometri dalla frontiera belga con il padrone a Bilbao che gli urla al telefono di arrangiarsi con tutti i mezzi possibili, pur di varcare quella maledetta dogana e correre infine verso Rotterdam. Camionisti polacchi che si rassegnano tristi e addentano salsicce arrostite su un fuoco di legna di cassette ai bordi dell’autostrada, tutti con la barba lunga che si passano la bottiglia e battono i piedi per riscaldarsi. O anche lavoratori francesi, come i pescatori di Lorient in Bretagna. Ieri sono uscite in mare solo un paio di motobarche che avevano scommesso su una soluzione rapida del conflitto. Gli altri tutti a riva, le mani in tasca e la faccia desolata. Ieri mattina, giorno di gran partenza per quell’enorme mercato ittico che è Parigi, tonnellate di ostriche, cozze e mitili vari sono rimaste a Lorient nei magazzini. Hanno caricato sui camion solo il pesce destinato ai ristoranti e ai mercati della costa. Anzi, hanno caricato solo i camioncini, quelli che riescono a filtrare attraverso i blocchi. Ma i grossi con rimorchio che vanno a Parigi non si son visti e il pesce è rimasto in frigorifero. Potrà tenere un giorno, forse due. Dopo andrà buttato. Come le montagne di frutta e verdura che non riescono ad uscire da Avignone, nel sud, asfissiata dal blocco.