Giorgio Pogliotti, R.Mi., Il Sole 24 Ore 13/12/1996., 13 dicembre 1996
Tra l’87 e il ’95 la Philip Morris avrebbe evaso in Italia novemila miliardi di tasse. Alla multinazionale del tabacco era stato concesso un regime fiscale agevolato (ritenuta del 5 o 10 per cento al posto di Irpeg, Ilor e Iva) in quanto priva di un’organizzazione stabile nel nostro paese
Tra l’87 e il ’95 la Philip Morris avrebbe evaso in Italia novemila miliardi di tasse. Alla multinazionale del tabacco era stato concesso un regime fiscale agevolato (ritenuta del 5 o 10 per cento al posto di Irpeg, Ilor e Iva) in quanto priva di un’organizzazione stabile nel nostro paese. Senonché l’Intertaba di Milano non sarebbe un’affiliata autonoma - come la Philip Morris ha fatto credere fino ad oggi - ma rappresenterebbe proprio quell’organizzazione stabile che metterebbe la multinazionale del tabacco sullo stesso piano delle altre aziende che operano in Italia. La Guardia di Finanza ha scoperto che la Philip Morris infatti fissava i prezzi con i fornitori della società, si occupava delle questioni previdenziali dei dipendenti, del trasferimento di personale, e di tutte le altre questioni amministrative fino alle autorizzazioni per i regali di Natale. Mario Casaccia, ispettore del Secit, dice che l’indagine fiscale è stata ostacolata dall’ex ministro delle finanze Augusto Fantozzi e dal direttore del Secit Luigi Cozzella. L’ispettore aveva presentato sia alla direzione del Secit che al ministro delle Finanze una relazione dei Monopòli che spiegava il sistema di evasione adottato dalla multinazionale. Il documento fu archiviato tutte e due le volte.