Il VenerdÏ di Repubblica, 13/12/1996., 13 dicembre 1996
Dopo quattro anni di amore e felicità, quello che sempre ho sognato si è avverato. Mi ha chiesto di sposarlo
Dopo quattro anni di amore e felicità, quello che sempre ho sognato si è avverato. Mi ha chiesto di sposarlo. E ora? Credo che sposare l’uomo che amo significhi decidere con lui, progettare un futuro, sognare una famiglia. Durante tutti questi anni io e il mio futuro marito l’abbiamo fatto, ma con un ”ma”. Perché i suoi genitori sono tanto cari, gentili, disponibili, ma ”impiccioni”. Decidono tutto quello che ci riguarda e stanno plagiando il loro figlio come hanno fatto con i suoi fratelli. Le mie cognate mi dicono che sposandomi sarà anche peggio, addirittura ad una di esse hanno scelto il nome del figlio e l’asilo dove mandarlo. Certo, quando ero fidanzata e obiettavo le scelte e i comportamenti dei genitori, erano liti a non finire con il mio ragazzo, ma pensavo, sarà perché non sono della famiglia, perché non sono nessuno per giudicare i suoi. Ma ora che succederà? Non voglio, come capita alle mie cognate, che ogni giorno mio marito vada da sua madre e che le telefoni, e che la domenica sia un obbligo pranzare da lei. E i miei genitori? E soprattutto io? Ho provato a parlare con lui e mi ha risposto: «Amo la mia famiglia e di certo non l’abbandono per sposarmi». Non mi dica di parlare coi miei suoceri perché sarebbe impensabile e impossibile. Mia madre ha parlato con una delle mie cognate e quest’ultima le ha detto: «Prima vengono i genitori, poi i fratelli, poi il lavoro, poi i figli, infine la moglie». Una sposa in lacrime Già dallo pseudonimo con cui si firma, non vedo grandi prospettive per il suo futuro. Se lei ha una possibilità di tenere a bada i suoi suoceri, ”impiccioni”, ma anche ”cari e disponibili”, non è con le lacrime e le liti, ma con l’entusiasmo, l’allegria, un po’ di seduzione e un po’ di furbizia e molta, gentile fermezza. Lei è molto felice di sposare il suo ragazzo, che in questi anni le ha dimostrato quanto sia attaccato alla sua famiglia, e non può certo pretendere che lui, per il solo fatto di sposarsi, e per accontentarla, se ne dimentichi. A essere sincera, più impiccione di tutti mi sembrano le sue cognate, che se si trovassero così male coi mariti mammoni, potrebbero anche piantarli. Smetta di ascoltare le loro terrorizzanti prospettive e sia realista: mi è difficile capire perché le secca tanto che il suo futuro marito telefoni tutti i giorni ai suoi, e magari li vada a trovare, cosa che lei potrebbe fare con la sua famiglia, senza portare via nulla al vostro legame, se lei non si impunta. Certo più deprimente può essere l’idea di tutte le domeniche in famiglia, ma lei può imparare con grazia e senza scenate a prospettare qualche volta all’uomo della sua vita, cui tiene tanto, occasioni più amorosamente allettanti per voi due. Visto che a questo matrimonio tiene, visto che coi suoceri non se la sente di parlare, visto che il suo futuro marito le ha già chiarito l’importanza che ha per lui la sua famiglia, visto che sua madre va a fare domande quando non dovrebbe a chi non dovrebbe, visto che lei mi pare già votata al vittimismo e allo scontro, visto che non pensa neppure di poter fare resistenza con garbo e affetto, visto che non intende conquistare i suoi suoceri e convincerli delle sue buone idee, l’unica cosa che le resta da fare è accettare le loro intrusioni, il più serenamente possibile. Approfittando della loro bontà e disponibilità.