Enrico Franceschini, La Repubblica, 5/12/1996., 5 dicembre 1996
Le miniere di carbone della Siberia sono delle specie di succursali dell’inferno. Situate a 600 metri di profondità le gallerie sono invase da rivoli di acqua fangosa, e non solo
Le miniere di carbone della Siberia sono delle specie di succursali dell’inferno. Situate a 600 metri di profondità le gallerie sono invase da rivoli di acqua fangosa, e non solo. Ciò che preoccupa di più i lavoratori è una sostanza invisibile, il metano. Siccome gli apparecchi di segnalazione sono difettosi le esplosioni sono frequenti: 800 morti e 3000 feriti all’anno, venti volte più alto del dato americano. In alcuni casi il soffitto delle gallerie è all’altezza del torace. Nella maggior parte dei casi è a 30-40 centimetri da terra. I minatori devono strisciare sul ventre sino alla parete di carbone, tirandosi dietro le trivelle. Lavorano stesi a pancia in giù, senza mai alzarsi in piedi, ad una temperatura tra i 25 ed i 40 gradi, senza bombole d’ossigeno, guanti o estintori. La loro vita media è di 47 anni; solo il 5% resiste fino a 55 anni, l’età della pensione. Un minatore russo estrae 53 tonnellate di carbone al mese, un americano ne estrae altrettante in un giorno.