Sergio Ricossa, Il Giornale, 13/12/1996, 13 dicembre 1996
Forse senza accorgersene. Non se ne sono accorti nemmeno i capitalisti italiani, che infatti paiono auspicare, nei loro momenti peggiori, due realtà contrastanti; alti consumi e bassi salari
Forse senza accorgersene. Non se ne sono accorti nemmeno i capitalisti italiani, che infatti paiono auspicare, nei loro momenti peggiori, due realtà contrastanti; alti consumi e bassi salari. In difesa dei nostri capitalisti posso soltanto osservare che quand’anche essi fossero meno avari, non riderebbero tanto i lavoratori, quanto gli esattori delle imposte e dei contributi sociali. Con il contratto dei metalmeccanici in gioco e la legge finanziaria da definire, è il momento della verità: vedremo se a Bertinotti stanno più a cuore gli interessi dei lavoratori o quelli del fisco. L’anomalia italiana di un costo del lavoro elevato, poiché il padrone occupa una persona e ne paga due, l’operaio e il rappresentante dell’erario, l’ha voluta la sinistra. Che ne pensa Bertinotti? Non lo so, ma so quel che ne pensano i Dossetti, i Rodano: «Solo il consumatore collettivo è sovrano». Il che significa, in inguaggio natalizio: «Lavoratore, non fare l’individualista, non andare per negozi a scegliere i regali; ci pensa Babbo Natale, che si è messo in politica e che sceglierà lui nel fornire quanto gli pare più adatto alla collettività». Quando la sinistra si propose di nazionalizzare Babbo Natale, non pensava ancora all’Unione monetaria di Maastricht. Oggi che Maastricht è l’idea fissa di Prodi e dei suoi alleati, l’ex presidente dell’Iri e attuale presidente del Consiglio dei ministri deve sentirsi anche presidente di Babbo Natale. Povero Babbo Natale e poveri noi. Sergio Ricossa