Michele Concina, Il Messaggero, 05/12/1996, 5 dicembre 1996
Mancavano pochi giorni al Natale dell’88, quando Craig Shergold cominciò a lamentarsi per un insopportabile dolore alle orecchie
Mancavano pochi giorni al Natale dell’88, quando Craig Shergold cominciò a lamentarsi per un insopportabile dolore alle orecchie. Nove anni, figlio di un camionista inglese, Craig non era tipo da far capricci a vuoto. Infatti, i medici diagnosticarono un grosso tumore al cervello e avvertirono i genitori: «Potrebbe morire anche stanotte». Qualche giorno dopo, una prognosi appena più ottimista: «Sopravviverà solo qualche mese». Furono le infermiere a escogitare un surrogato d’immortalità: potresti entrare nel Guinness dei primati, gli proposero. Ma a quale record mondiale poteva aspirare un bimbo condannato a morte? L’unico possibile: raccogliere il massimo numero di cartoline d’auguri. L’appello guadagnò il clamore dei giornali, i biglietti affluirono da tutto il mondo. E Craig tirava avanti, non moriva.