Michele Concina, Il Messaggero, 05/12/1996, 5 dicembre 1996
La favola bella si è conclusa cinque anni fa. Quella che sopravvive inestirpabile, da allora, è una sua grottesca parodia, un mostro comunicazionale e tecnologico con venature di superstizione che vive di vita propria
La favola bella si è conclusa cinque anni fa. Quella che sopravvive inestirpabile, da allora, è una sua grottesca parodia, un mostro comunicazionale e tecnologico con venature di superstizione che vive di vita propria. Perché la mobilitazione per Craig Shergold non è finita con la sua guarigione. Alimentata senza posa da gente di buona volontà che non ha saputo del lieto fine, ha continuato a essere diffusa su tutto il pianeta per lettera, per fax, per telefono, e negli ultimi tempi via Internet. Ha subìto anche diverse trasmutazioni: il nome del bambino è diventato Greg, il cognome Sherwood, e talvolta Sherfold; adesso colleziona biglietti da visita. Spesso assume le sembianze - e tocca le discutibili corde - delle classiche ”catene di Sant’Antonio”.