Ennio Caretto, Corriere della Sera, 19/12/1996, 19 dicembre 1996
Questa è la storia di Ronald Lee Hoke, 39 anni, scapolo, bianco, seminfermo di mente, che nell’85, pochi giorni dopo avere assassinato una donna, Virgilia Stell, 56 anni, si era costituito alla polizia, roso dal rimorso
Questa è la storia di Ronald Lee Hoke, 39 anni, scapolo, bianco, seminfermo di mente, che nell’85, pochi giorni dopo avere assassinato una donna, Virgilia Stell, 56 anni, si era costituito alla polizia, roso dal rimorso. La storia dell’«assassino dimenticato», giustiziato con una iniezione lunedì sera (le 3 di martedì mattina in Italia) nell’indifferenza generale, dodici ore prima che la Corte Suprema sospendesse l’esecuzione di Joseph O’Dell dopo l’appello del Papa. Una storia narratemi da alcuni tra i protagonisti, che ci costringe a chiederci perché O’Dell sia vivo a Hoke no. Perché noi italiani ci siamo battuti per O’Dell ma non per Hoke. Perché la giustizia americana abbia accolto il ricorso del primo, con i suoi traumatici precedenti penali, ma non del secondo, con la sua dolorosa storia personale. Un ricorso forse ancora più fondato, una tremenda denuncia della pena capitale (alla quale questo giornale si oppone, senza entrare nel merito della colpevolezza o meno dell’imputato; e va ricordato che anche la giustizia americana già una volta, sia pure per soli quattro anni, dal ’72 al ’76, vietò la pena di morte)