Ennio Caretto, Corriere della Sera, 19/12/1996, 19 dicembre 1996
Come nel caso di Joseph O’Dell, un detenuto riferisce che Hoke gli ha confessato il delitto: «Mi ha raccontato che lasciava spesso la clinica per vendere droga a Petersbugh» proclama
Come nel caso di Joseph O’Dell, un detenuto riferisce che Hoke gli ha confessato il delitto: «Mi ha raccontato che lasciava spesso la clinica per vendere droga a Petersbugh» proclama. «Virginia Stell era una sua cliente, la uccise perché non pagava». Passano dieci anni. Nel ’95, su ricorso di Zerkin, che ha preso a cuore il caso, la Corte d’Appello invalida questa testimonianza: il detenuto ha mentito per ottenere una pena più lieve. Quello stesso anno, la Procura ricorre alla seconda Corte d’Appello che con due voti a uno riconferma la pena di morte. A Hoke, come a O’Dell, non restano che la Corte Suprema e il governatore Allen. A entrambe Zerkin invia il referto medico: «Il condannato - dice - non è un killer privo di coscienza. Si è costituito quando non era neppure indiziato. Soffre di scompensi di personalità e crisi depressive. Al momento del delitto non era pienamente capace d’intendere e volere». Ma la Corte Suprema rifiuta di avocare a sé il caso, e il governatore Allen respinge la domanda di grazia, sottolineando la triplice confessione.