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 1996  dicembre 19 Giovedì calendario

Nonostante tutto, come O’Dell, Hoke non rinuncia alla speranza.Ma il lunedì mattina, quando arrivano i «no» della Corte Suprema e del governatore, cade in preda alla disperazione

Nonostante tutto, come O’Dell, Hoke non rinuncia alla speranza.Ma il lunedì mattina, quando arrivano i «no» della Corte Suprema e del governatore, cade in preda alla disperazione. Lo trascinano a morire imbottito di calmanti. sbarbato, pulito, ma non ha la forza di parlare. Guarda al di là dei vetri, dove un piccolo pubblico assiste alla sua esecuzione: alcuni funzionari, Bart Stapert, un altro suo avvocato, la sorella che piange. «Mio Dio, mio Dio - bisbiglia - so di avere causato un grande dolore alla famiglia della mia vittima. Spero che un giorno mi perdoni. Dite alla mia fidanzata che l’amo». E chiude gli occhi. Fuori dal penitenziario la fidanzata, Dawn Hackern una ragazza inglese che non ha avuto il coraggio di entrare, tiene una veglia al lume di candela con un’altra decina di persone. Sui giornali italiani, presi nel vortice del caso O’Dell, la notizia viene riassunta in poche righe. Ronald Lee Hoke, vittima di tragici fantasmi, ha pagato il suo terribile delitto con la morte. Non ha avuto chi attivasse l’Internet, chi mobilitasse l’opinione pubblica mondiale, chi ricordasse che «la sacralità e dignità di ogni vita» va difesa ovunque e comunque, come ha detto il Papa.Quasi nessuno si è ricordato di lui.La battaglia contro la pena capitale si è ridotta alla battaglia per un uomo.