Paolo Guzzanti, La Stampa, 19/12/1996, 19 dicembre 1996
La sorte di Joseph O’Dell non è un pretesto, viene gridato in Italia, ma una vita umana in pericolo
La sorte di Joseph O’Dell non è un pretesto, viene gridato in Italia, ma una vita umana in pericolo. Questa giusta obiezione conduce però subito a uno snodo oltre il quale le vie della logica e dell’etica si dividono. I casi sono infatti due: o la battaglia per la vita di O’Dell è una battaglia esemplare, condotta per salvare la vita di tutti coloro che hanno un appuntamento col boia, e allora non si capisce perché questa stessa battaglia non sia stata generosamente combattuta anche per tutte le altre vite umane soppresse come mucche pazze nel carcere correzionale di Greensville. Oppure quella per O’Dell è una mobilitazione per strappare un innocente a un ingiusto castigo. O l’una o l’altra. Invocare la morale universale per restringerla su un solo caso particolare escludendo gli altri, e gridare contemporaneamente all’errore giudiziario è sleale e sa di opportunismo.