Federico Zeri, La Stampa, 19/12/1996, 19 dicembre 1996
Come dicevo, è un caso tipico del procedere e della mentalità della nostra burocrazia, sempre pronta a ridestarsi quando, tra l’ilarità di chi conosce i fatti, la torta è stata scremata
Come dicevo, è un caso tipico del procedere e della mentalità della nostra burocrazia, sempre pronta a ridestarsi quando, tra l’ilarità di chi conosce i fatti, la torta è stata scremata. La storia dei Beni Culturali italiani è fitta di episodi del genere; non bisogna essere profeti per prevedere che un convegno analogo a quello di Macerata avrà certamente luogo, verso l’anno 2005, quando sarà ridotto a rudere il Palazzo costruito a Bassano di Sutri, vicino a Roma, dal sommo collezionista di quadri nel primo Seicento, dal grande estimatore del Caravaggio e della sua cerchia, da quello straordinario personaggio che fu il marchese Vincenzo Giustiniani. L’edificio, oggi di proprietà Odescalchi (e che io a suo tempo visitai in perfette condizioni), versa in condizioni precarie per pessima manutenzione, dopo aver subito innumerevoli furti. Mentre a Roma si celebra (con una mostra provvista di massiccio catalogo) l’arte del Domenichino, non ci si preoccupa dell’acqua piovana e delle erbe selvatiche che crescono sul tetto delle sale che ospitano un bellissimo ciclo di affreschi di Francesco Albani, e, in una volta, di affreschi del Domenichino che sono tra i suoi capolavori assolutl.