Federico Zeri, La Stampa, 19/12/1996, 19 dicembre 1996
Purtroppo, l’attenzione verso la cultura degli Stati Uniti viene presa come punto di riferimento anche da chi, in buona fede, vuole rilanciare la cultura nostrana; prova ne è il recentissimo incontro italo-francese di Parigi, che, visto in prospettiva, fa l’effetto di un tentativo di tipo omeopatico anche per la spinta della televisione italiana che fa di tutto per respingere la nostra cultura o ignorandola o esiliandola ad ore proibitive
Purtroppo, l’attenzione verso la cultura degli Stati Uniti viene presa come punto di riferimento anche da chi, in buona fede, vuole rilanciare la cultura nostrana; prova ne è il recentissimo incontro italo-francese di Parigi, che, visto in prospettiva, fa l’effetto di un tentativo di tipo omeopatico anche per la spinta della televisione italiana che fa di tutto per respingere la nostra cultura o ignorandola o esiliandola ad ore proibitive. Ma il risultato più deIeterio di questa cattiva assimilazione del Made in Usa (che si è intrecciata con il cattivo funzionamente del ministero dei Beni Culturali) è il sacrificio del territorio, e soprattutto della periferia, nella zona di giunzione tra le varie Soprintendenze. Qui il disastro dura da molto tempo, e come esempio indico un piccolo centro che seguo da decenni, da quando ero ragazzo, e che si trova nel punto di sutura tra la Soprintendenza dell’Aquila e quella di Roma: Tagliacozzo. Ho sotto gli occhi una piccola rara «Guida di Tagliacozzo» del 1929 nella quale sono elencati i 54 numeri designati per la tutela dell’allora ministero della Pubblica istruzione. Vediamo cosa è accaduto ai principali.