Indro Montanelli, Corriere della Sera, 2/12/1996, 2 dicembre 1996
Caro Urciuoli, del banchiere Cuccia e delle sue complesse strategie finanziarie non posso dirle assolutamente nulla perché nulla ne so, e nulla ho mai cercato di saperne
Caro Urciuoli, del banchiere Cuccia e delle sue complesse strategie finanziarie non posso dirle assolutamente nulla perché nulla ne so, e nulla ho mai cercato di saperne. Forse è per questo, o anche per questo, che ogni tanto Cuccia m’invita a pranzo nella sede di Mediobanca: sa benissimo che io non gli faccio domande. E forse anche confida nel fatto che se per sventatezza gliene facessi qualcuna, non capirei niente della sua risposta quale che fosse. A tavola siamo di solito in quattro: lui, io, Cingano e Maranghi. A me, come ospite, è riservato il posto d’onore: che non è quello alla destra di Cuccia, ma alla destra di Cingano perché il Presidente di Mediobanca è lui, e Cuccia tiene moltissimo a farlo risaltare. Quella di Cuccia padre-padrone, che tratta i collaboratori come suoi impiegati, è pura leggenda. Come tutti gli uomini veramente autorevoli, perché tali li ha fatti madre-natura, Cuccia non ha bisogno d’imporre la sua autorità. S’impone da sola. La riconosco e sento anch’io che pure non ho con lui nessun rapporto né di affari, né professionale.