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 2001  gennaio 14 Domenica calendario

Quando giunse a Roma, Pietro Aretino, allora venticinquenne, si presentò al banchiere Agostino Chigi con in mano una lettera di raccomandazione scritta dallo zio

Quando giunse a Roma, Pietro Aretino, allora venticinquenne, si presentò al banchiere Agostino Chigi con in mano una lettera di raccomandazione scritta dallo zio. Sperava di entrare alla corte di Papa Leone X, ci riuscì e per quattro anni frequentò salotti e feste, prendendo appunti sulla vita dei letterati e del clero di Roma. Alla morte di Leone X ebbe l’occasione di assistere al conclave, che durò dal 27 dicembre 1521 al 9 gennaio 1522: ne raccontò qualche aneddoto sotto forma di pasquinate. A quei tempi Aretino prendeva di mira i cardinali riuniti a Roma, con la sola eccezione di Giulio De’ Medici, che gli aveva promesso la porpora in caso di una sua elezione. Dal conclave uscì però il nome dell’olandese Adriaan Florensz, Papa Adriano VI, che fu accolto da un forte dissenso popolare: i porporati vennero insultati e presi a sassate. Pietro lasciò Roma, vi fece ritorno solo nel 1523, quando il suo amico Giulio De’ Medici divenne finalmente Papa col nome di Clemente VII. La corsa verso la nomina a Cardinale fu tuttavia ostacolata dal datario pontificio, Giovanni Matteo Giberti, che consegnò al Papa sedici "Sonetti lussuriosi" (anonimi) in cui aveva riconosciuto lo stile dell’Aretino. Il Papa consigliò al suo protetto di abbandonare di nuovo Roma. Lui andò via, tornò il 25 aprile 1525 e divenne «segretario» della festa ufficiale di Pasquino, rassegna di poesia dotta contrapposta a quella clandestina delle pasquinate. Ma il Giberti si riconobbe in una pasquinata che lo prendeva in giro, di nuovo vi ravvisò la mano dell’Aretino e volle vendicarsi facendolo pugnalare da un sicario. Lo scrittore non morì ma una volta guarito dalle ferite abbandonò definitivamente Roma per Venezia.