Marcello De Cecco, Affari e Finanza, 16/12/1996, 16 dicembre 1996
Le macchine vecchie italiane sono di proprietà o di gente che non può permettersi una macchina nuova come prima macchina, e sono la minor parte, o di famiglie che hanno una seconda macchina che invecchia e non possono veramente permettersi di avere due macchine nuove, da sostituire regolarmente
Le macchine vecchie italiane sono di proprietà o di gente che non può permettersi una macchina nuova come prima macchina, e sono la minor parte, o di famiglie che hanno una seconda macchina che invecchia e non possono veramente permettersi di avere due macchine nuove, da sostituire regolarmente. O di gente che ha comprato ai figli o anche a se stessa un motorino, visto che muoversi in macchina nelle città italiane è diventato difficilissimo (specie per l’indisponibilità e i costi del parcheggio). Gli ultimi anni hanno registrato un grandioso boom di vendite di motorini anch’essi soggetti ad una escalation di qualità e prezzi. Nessuno sembra finora aver fatto notare che per le città italiane fino a Firenze (cioè fino alla linea del freddo) i motorini sono ottimi sostituti delle auto per spostarsi in città, o quantomeno lo divengono per disperazione. Il crollo delle vendite delle macchine piccole e medie è stato certamente causato dalla sostituzione ad esse dei motorini, che costano un quinto, e permettono maggiore flessibilità e parcheggio a costo zero. Le nostre città hanno quindi negli ultimi cinque anni acquistato sempre più le caratteristiche delle grandi metropoli del Terzo mondo: molte macchine vecchie, moltissimi motorini, e poche e costosissime macchine da ricchi. Una fotografia eloquente delle trasformazioni della struttura sociale del nostro paese.