Franco Lanza, La Repubblica, 28/11/1996, 28 novembre 1996
In data 7 novembre 1996 mi sono recata al cimiteri di Prima Porta per l’esumazione della salma di mio padre dal riquadro 118, per ottemperare alle disposizioni del Comune di Roma
In data 7 novembre 1996 mi sono recata al cimiteri di Prima Porta per l’esumazione della salma di mio padre dal riquadro 118, per ottemperare alle disposizioni del Comune di Roma. Pensavo di poter procedere speditamente in questa tristissima funzione ricordandomi perfettamente i fatti occorsi poco meno di un anno fa (14/12/95). Allora, in occasione dell’esumazione della salma di mia madre, mi venne detto che il suo corpo non era sufficientemente mineralizzato, che non si poteva quindi procedere alla riduzione dei resti nella cassetta ossario a meno che ”non mi fossi messa d’accordo” con l’operatore. Nel gergo di quegli specialisti la locuzione ”mettersi d’accordo” significava sborsare una somma brevi manu. In quel caso, evidentemente, la salma si sarebbe mineralizzata per un fenomeno paranormale. In quell’occasione, io, presa alla sprovvista e volendo concludere tutto al più presto, pagai, e ringraziai perfino. Riferii però l’accaduto a una mia amica (Giulia Puntel, residente in Roma, via P. Paruta 7) la quale, di lì a qualche mese, avrebbe dovuto assolvere allo stesso mestissimo obbligo. Quando anche lei si trovò sul posto (14/4/1996), le fu riservata la medesima sceneggiata. Lei però, che era preparata, ribatté che, visto che la salma non era completamente mineralizzata, procedessero pure ad un secondo reinterro. Sfumato perciò ”l’accordo”, la squadra decise che, dopotutto, la salma era sufficientemente mineralizzata e i resti furono posti nella cassetta ridotta.