Franco Lanza, La Repubblica, 28/11/1996, 28 novembre 1996
Torniamo al 7 novembre 1996. Naturalmente anche stavolta la salma risulta non mineralizzata. Oso mostrare qualche perplessità e allora uno degli addetti, con la delicatezza del mestiere, afferra un braccio della salma di mio padre e ne stacca la mano
Torniamo al 7 novembre 1996. Naturalmente anche stavolta la salma risulta non mineralizzata. Oso mostrare qualche perplessità e allora uno degli addetti, con la delicatezza del mestiere, afferra un braccio della salma di mio padre e ne stacca la mano. Che cosa dovesse dimostrare questo gesto non è chiaro, visto che, semmai, una salma non mineralizzata non si sbriciola così facilmente. Ad ogni modo l’orrore è stato raggiunto con il massimo del macabro. L’esperimento dimostrerebbe, secondo quel tale, quanto già detto: la salma non è mineralizzata. E qui, con le stesse parole, la stessa tiritera. Se ”mi metto d’accordo con l’operatore...”. Obbietto che il corpo o è mineralizzato, e allora va composto nella cassetta ossario senza alcun esborso, o non lo è. Tengono duro e dispongono per il reinterro. Terminata questa procedura cerco del Direttore e, in assenza di questo, riferisco quanto fin qui scritto al sig. Granato, ispettore amministrativo. Questi manifesta disappunto e disagio. Mi assicura che informerà il Direttore e che andrà fino in fondo alla faccenda e rileva da parte sua il fatto che, della cassa usata per questo secondo interramento, non ha ricevuto la dovuta richiesta formale. Ora, a cose fatte, riesumare di nuovo la salma per un controllo sarebbe ancora più complesso e costoso del famoso ”accordo” con la banda dei monatti taglieggiatori. Di quanto qui esposto, oltre alla scrivente e alla nominata G. Puntel esiste una terza testimone: sig.ra Mariella Paris che assistette ai fatti del dicembre ’95».