Gabriele Romagnoli, La Stampa, 31/12/1996, 31 dicembre 1996
Arrivò al Beatrice d’Este, varcò il portone d’ingresso e guardò l’orologio: le nove e cinque
Arrivò al Beatrice d’Este, varcò il portone d’ingresso e guardò l’orologio: le nove e cinque. «La presidenza?» chiese buttando fuori il fiato. Il bidello indicò il cielo: «Terzo piano». «L’ascensore?» espirò Ragone. «Non va». Le nove e sette. Via, sulle scale. Primo, secondo, terzo. La presidenza, in fondo. La porta, semiaperta. Davanti, sette colleghi, tutti conosciuti da Ragone, tutti dell’associazione eterni supplenti. Sulla soglia, la preside, Sodano Virginia, con un biglietto sul quale erano scritti i nomi dei due prescelti per la supplenza. L’orologio nel corridoio segnava le nove e dieci. Ragone era appoggiato al muro quando udì due nomi, non il suo. La preside Sodano ricorda che lui la guardò senza amarezza negli occhi. Poi disse: «Buongiorno» e stramazzò per terra.