Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1996  dicembre 18 Mercoledì calendario

Il mio fidanzato si è ammazzato a causa del comportamento dei suoi genitori che ostacolavano la nostra relazione», aveva accusato Maria Caiella, 20 anni, il mese scorso in corte d’Assise a Bari

Il mio fidanzato si è ammazzato a causa del comportamento dei suoi genitori che ostacolavano la nostra relazione», aveva accusato Maria Caiella, 20 anni, il mese scorso in corte d’Assise a Bari. E invece no: secondo i giudici, Angelo Grottola, 21 anni, si è lasciato morire respirando i gas di scarico della vecchia Alfasud, semplicemente perché il suo scarso grado di maturità psicologica non gli ha consentito di affrontare una scelta esistenziale chiave: rompere con i genitori, che non accettavano di vederlo crescere e osteggiavano il suo flirt con la giovane, oppure dimenticare il grande amore e ristabilire una situazione di serenità familiare. «Così alla fine ha deciso di eludere qualunque presa di posizione chiara - recita la sentenza sposando la tesi del pm Pietro Curzio del tribunale di Bari - optando per la soluzione più radicale: il suicidio». Un atto che, secondo i giudici che hanno assolto i genitori Francesco e Giuseppina Grottola dalle accuse di maltrattamenti di persona seguiti da morte, sequestro di persona e minacce, avrebbe probabilmente compiuto in altre condizioni di stress e di disagio. Come, ad esempio, il servizio militare di leva che aveva da poco concluso portandosi il vecchio orsacchiotto come compagno di sogni in camerata. «Tra noi c’erano soltanto problemi di orario», si erano giustificati in aula i genitori. Ma ieri lo stesso pm Curzio ha spiegato ai giudici che «non ci sono gli estremi per condannare in un giudizio penale gli imputati. La causa del suicidio è nella lettera che Angelo ha scritto prima di morire, rivelatrice della sua fragilità, dello stato di dipendenza dai genitori che l’hanno portato a sottrarsi a una scelta in maniera fatale». «Ora mi starai vedendo così e penserai che sono un codardo - aveva scritto il giovane alla sua ”Mary” il giorno del suo ventunesimo compleanno - Perdonami se stanotte ti ho fatto male, ed è anche per questo che ho deciso di pagare con la vita». Il magistrato non ha messo in dubbio la veridicità dei fatti denunciati dalla Caiella.