Manuela Gandini Il Sole 24 Ore 14/1/2001 pagina 44, 14 gennaio 2001
I romani si tatuavano usando urina e bile, mentre le donne indiane e cinesi ritenevano che i tatuaggi tenessero lontani gli spiriti maligni
I romani si tatuavano usando urina e bile, mentre le donne indiane e cinesi ritenevano che i tatuaggi tenessero lontani gli spiriti maligni. Nel Settecento, il capitano James Cook portò in Inghilterra Omai, un indigeno tutto tatuato, per venderlo al circo (fu proprio Cook a coniare il termine «tattoo», per via del "tic tac" degli aghi sulla pelle). I marinai inglesi cominciarono a farsi tatuare sul corpo teschi, tigri e sirene, mentre nei porti nascevano i primi «tattoo shop». La moda si diffuse anche tra i nobili, che volevano corpi riconoscibili anche dopo la morte. Nell’Ottocento, Cesare Lombroso criminalizzò il tatuaggio, definendolo un ritorno a quello «istato di inselvatichimento che contraddistingue i delinquenti».