Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 07/01/1997, 7 gennaio 1997
Gianfranco Fini non avrebbe perciò motivo di dolersi troppo per la battuta velenosa che gli ha dedicato, nell’intervista a ”La Stampa”, il professor Domenico Fisichella: «Cosa gli manca per andare a Palazzo Chigi? Credo che un presidente del Consiglio debba lavorare 12 ore al giorno 7 giorni la settimana e Fini
Gianfranco Fini non avrebbe perciò motivo di dolersi troppo per la battuta velenosa che gli ha dedicato, nell’intervista a ”La Stampa”, il professor Domenico Fisichella: «Cosa gli manca per andare a Palazzo Chigi? Credo che un presidente del Consiglio debba lavorare 12 ore al giorno 7 giorni la settimana e Fini... Beh, si dovrebbe abituare. E poi un uomo che ambisce a questi incarichi può permettersi pochi giorni di vacanza». Ora, è vero che Benito, il nonno di An, andava petto in fuori a mietere il grano e lasciava accesa tutta la notte la luce in ufficio per far sapere al popolo quanto era infaticabile. Ma cos’è mai, rispetto alle cattiverie dette in questi anni da Ciriaco De Mita («La sconfitta di Fini è una vendetta dell’intelligenza sulla stupidità»), Lucio Colletti (« solo carta velina») o Massimo D’Alema («Non è un leader: è solo un furbetto») , l’accusa di essere un po’ pigro?