Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 07/01/1997, 7 gennaio 1997
Si consoli: non è solo. vero che Berlusconi dice di dormire comunemente «dalle 4 alle 7 di mattina», che Pannella giura che non fa una giorno di vacanza dagli anni Sessanta («lavoro 365 giorni l’anno dormendo tre o quattro ore per notte»), che Letta mette la sveglia alle 6 meno un quarto da quando lesse che dietro ogni grande carriera c’è una sveglia alle 6 e che Andreotti si picca di alzarsi da una vita sempre alle cinque: «Dossetti alle 3 e un quarto: ma lui era un santo»
Si consoli: non è solo. vero che Berlusconi dice di dormire comunemente «dalle 4 alle 7 di mattina», che Pannella giura che non fa una giorno di vacanza dagli anni Sessanta («lavoro 365 giorni l’anno dormendo tre o quattro ore per notte»), che Letta mette la sveglia alle 6 meno un quarto da quando lesse che dietro ogni grande carriera c’è una sveglia alle 6 e che Andreotti si picca di alzarsi da una vita sempre alle cinque: «Dossetti alle 3 e un quarto: ma lui era un santo». Non c’è forse attività nella quale abbondino gli stakanovisti quanto in politica. Ma anche Oblomov, protagonista del romanzo di Goncarov, ha sempre avuto i suoi estimatori. Lucio Colletti, filosofo in transito per la politica e istrionico cantore dell’indolenza («Il mio status preferito è la catalessi: l’abbiocco assoluto») dice che è colpa proprio del Parlamento: «Una gigantesca fabbrica del nulla. Comincio a pensare che sia un problema di batteri: dopo un’ora che ci sto ho il cervello cotto».