Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 07/01/1997, 7 gennaio 1997
Ricordate Arnaldo Forlani, il ”coniglio mannaro” che qualche anno fa formava con Andreotti e Craxi il triumvirato del Caf? Lo chiamavano ”Pisolo”
Ricordate Arnaldo Forlani, il ”coniglio mannaro” che qualche anno fa formava con Andreotti e Craxi il triumvirato del Caf? Lo chiamavano ”Pisolo”. Il mitico Fortebraccio scriveva che la mattina si levava dal letto solo perchè la donna delle pulizie doveva dare aria alle trapunte, i notabili dc si rassegnavano a cominciare le riunioni verso mezzogiorno e guai a chi osava telefonargli a casa; al pomeriggio, dalle 3 alle 5: pennichella. Aveva letto da qualche parte che la facevano anche personaggi come Napoleone e ciò gli aveva rimosso gli ultimi sensi di colpa: «Lo stesso Churchill, mio caro...». Narra la leggenda che, convinto che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi, il giorno che gli diedero l’incarico di formare il governo, un 12 ottobre di quindici anni fa, impiegò per andare da Palazzo Madama a Montecitorio la bellezza di 21 minuti. Per trecento metri. Se gli chiedevano come mai fosse così poco scattante spalancava il suo sorriso più equino: «Risponderò come Jerome K. Jerome: ”la cosa che più mi affascina è il lavoro. Potrei stare delle ore a guardarlo». E l’onorevole Romolo Diecidue? Nessuno lo ricorda più, tranne gli allievi che lo ebbero come insegnante di Lettere e preside negli anni Quaranta e tranne il libro dei primati. Dominato da un’indomabile prigrizia e stanco di dover rispondere mille volte al giorno fin dalla nascita alla domanda più scema del mondo («ma perchè ”Onorevole Diecidue” e non Onorevole Dodici?”) si ritirò in uno spossato silenzio: cinque anni a Montecitorio e riuscì a non pronunciare (ahinoi: senza lasciare imitatori nelle generazioni parlamentari a venire...) mai una parola in aula. Neppure una. Ogni tanto lo vedevano assorto con gli occhi chiusi. Gli chiedevano: dormi? E lui: rifletto.